Bulimia nervosa

La bulimia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare più diffuso di quanto si creda e ampiamente sottodiagnosticato, soprattutto nelle forme lievi, che possono passare inosservate se non sono i diretti interessati a ricercare un aiuto medico/psichiatrico per affrontarle.

L’aspetto distintivo della bulimia nervosa è rappresentato dalle ricorrenti abbuffate, seguite da pratiche di compensazione, come vomito autoindotto, uso di lassativi e/o diuretici, attività fisica esasperata ecc., per eliminare l’eccesso di calorie introdotto.
Questa modalità di assunzione ed eliminazione del cibo può portare a un significativo dimagrimento (anche se raramente estremo come nel caso dell’anoressia) oppure permettere alla persona interessata di mantenere un peso nella norma o di essere soltanto leggermente in sovrappeso, nonostante le notevoli quantità di alimenti ingeriti (perlopiù ipercalorici).

Tuttavia, anche quando il peso appare ragionevole e la persona affetta da bulimia nervosa in buona salute, la malattia espone al rischio di squilibri metabolici seri e criticità cliniche non trascurabili sul piano gastroenterologico (con possibili danni acuti e cronici gravi), cardiovascolare, renale e sul fronte delle complicanze a lungo termine derivanti dalla malnutrizione protratta (in particolare, l’osteoporosi).

Cause

La bulimia nervosa è una malattia complessa di origine multifattoriale, ossia determinata dalla combinazione sfavorevole di una predisposizione genetica più o meno marcata (ma gli specifici geni potenzialmente coinvolti restano da determinare), un profilo psicologico caratterizzato dalla tendenza ad adottare comportamenti impulsivi e da bassa autostima, nonché da diversi fattori esterni, primo tra tutti l’ambiente familiare e sociale.

Le sollecitazioni dei media e la continua proposta di modelli corporei irrealistici, associati all’idea di benessere e successo personale e professionale, possono promuovere la slatentizzazione del disturbo in una persona già predisposta a svilupparlo (anche in quanto fonte di stress sociale), ma non sono la causa della bulimia nervosa, né di altri disturbi alimentari.

A rischiare maggiormente di sviluppare bulimia nervosa sono le donne, soprattutto durante l’adolescenza, ma il disturbo può esordire già nell’infanzia o in età adulta e, nell’ultimo decennio, tende a interessare sempre più spesso anche gli uomini.

Non di rado, la bulimia nervosa si associa a all’abuso di sostanze e/o alcolici, alla depressione o al disturbo bipolare e, spesso, inizia a manifestarsi dopo periodi di restrizione dietetica eccessiva e/o alimentazione sbilanciata (per esempio, a causa dell’ossessione per miracolose diete “fai-da-te” o secondo la moda del momento).

Sintomi

La bulimia nervosa dà segnali comportamentali di cui i familiari e gli amici della persona interessata dovrebbero tener conto per facilitare una diagnosi e una cura precoci.

In particolare, tratti caratteristici della malattia comprendono:

  • eccessivo interesse per il cibo e per il peso corporeo;
  • difficoltà/impossibilità di resistere/controllare l’assunzione di cibo;
  • frustrazione e sensi di colpa dopo un pasto abbondante o dopo aver assunto alimenti ipercalorici;
  • alternanza di eccessi alimentari e periodi di dieta ferrea, fino al digiuno autoimposto;
  • livello di attività fisica francamente eccessivo e potenzialmente dannoso;
  • assunzione frequente/cronica di lassativi o diuretici, non giustificata da problematiche mediche;
  • necessità sistematica di andare in bagno subito dopo o durante i pasti;
  • peso corporeo basso o nella norma, incompatibile con l’eccesso di calorie assunte periodicamente;
  • necessità di fare la spesa spesso e acquisti ampiamente superiori a quelli necessari per il consumo alimentare medio di una persona adulta oppure esaurimento stranamente rapido della dispensa familiare.

Abbuffate, vomito e altre pratiche compensatorie (salvo l’attività fisica) sono effettuate in segreto, negate e minimizzate o attribuite a ragioni estemporanee, non legate al disturbo alimentare.
Le abbuffate sono sempre associate a un istinto non controllabile (senza che sia necessariamente presente fame) e, dopo una prima fase di relativo benessere derivante dalla soddisfazione immediata dell’impulso, lasciano un senso di grande disagio e frustrazione, senso di colpa e bassa autostima; spesso, sono innescate da stress, pensieri o emozioni negativi, oppure dalla noia.  

Diagnosi

La diagnosi di bulimia nervosa è essenzialmente clinica e basata sul riscontro dei comportamenti, dei pensieri e delle credenze caratteristiche nei confronti del cibo e dell’aspetto corporeo, inizialmente, da parte del medico di famiglia e, quindi, di uno specialista di disturbi alimentari.

Purtroppo, dal momento che spesso i pazienti riescono a nascondere il disturbo a familiari ed amici, nella maggior parte dei casi alla diagnosi di bulimia si arriva tardi, spesso dopo anni, quando il disturbo del comportamento alimentare, ormai consolidato, causa un significativo malessere (che porta il diretto interessato a cercare aiuto) ed è più difficile da recuperare.

Tra gli stili di vita

Il recupero della bulimia nervosa può essere molto complesso, richiede tempi lunghi e, in genere, porta a un miglioramento del comportamento alimentare, più che a una vera e propria guarigione.
Come l’anoressia, infatti, anche la bulimia è una malattia cronica che espone a un elevato rischio di ricadute nel corso della vita, soprattutto nei periodi di maggiore stress o insoddisfazione.

La strategia terapeutica che si è rivelata più efficace nei pazienti affetti da bulimia nervosa è la terapia cognitivo-comportamentale, finalizzata a ridefinire il rapporto con il cibo e con il proprio corpo. A seconda dell’età e dei desideri del paziente, della gravità del disturbo e dell’ambiente familiare, il trattamento può prevedere un ricovero di alcune settimane (o mesi) oppure un periodo di Day hospital, seguito da sedute psicoterapiche periodiche per tempi variabili.

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