Depressione maggiore

La depressione maggiore (o “disturbo depressivo maggiore”, come indicato nel “Manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali – DSM 5”), è un disturbo dell’umore che si contraddistingue per la presenza di profonda e persistente tristezza, apatia e disinteresse nei confronti di ogni aspetto della vita, mancanza di energia e speranza nel futuro, incapacità di fare progetti e trarre piacere dalle attività abituali.

Lo stato di prostrazione psico-emotiva tipico della depressione maggiore insorge e si mantiene in modo indipendente da circostanze esterne sfavorevoli ed è di norma accompagnato da sintomi fisici come alterazioni dell’appetito e del ritmo sonno-veglia, mal di testa, disturbi gastroenterici, stanchezza generalizzata, indolenzimenti muscolari e articolari, variabili per combinazione e intensità da caso a caso.

Pur potendo insorgere in ogni momento della vita, il disturbo depressivo maggiore viene diagnosticato con maggior frequenza tra i 25 e i 45 anni e in età avanzata; le donne ne sono interessate più degli uomini, soprattutto dopo la menopausa.
Dopo l’esordio, la malattia si mantiene in modo cronico per tutta la vita, con un’alternanza imprevedibile e soggettiva di episodi di depressione acuta e periodi di benessere psico-emotivo, entrambi di durata variabile.

Cause

Le basi biologiche della depressione maggiore sono complesse e, a oggi, note soltanto in parte.
Quelle meglio caratterizzate riguardano alterazioni nel funzionamento di diversi circuiti cerebrali che controllano il tono dell’umore, l’affettività e alcune funzioni fisiologiche fondamentali, come l’appetito, il sonno, il desiderio sessuale, ecc., legate a modificazioni dei livelli di neurotrasmettitori cerebrali “chiave” come serotonina, noradrenalina e dopamina.

Inoltre, la depressione maggiore sembra essere favorita dalla presenza di un’inadeguata risposta allo stress e, nella donna, da variazioni dei livelli degli ormoni sessuali (in particolare, gli estrogeni).
Anche la predisposizione genetica gioca un ruolo importante, testimoniato dalla ricorrenza del disturbo depressivo maggiore in ambito familiare, ma i determinanti genetici specifici restano da definire.

La probabilità di essere interessati da disturbo depressivo maggiore o di vederlo peggiorare è più elevata in alcuni periodi dell’anno o fasi della vita in relazione a: diminuzione della quantità di luce ambientale (soprattutto, all’inizio dell’autunno); particolari circostanze o festività (Natale, vacanze, ecc.); cambiamenti della routine consolidata (pensionamento, cambiamento di lavoro, trasferimento di residenza, ecc.).

Anche l’esposizione a stress psicofisici molto intensi (un lutto, un divorzio, una malattia grave, ecc.) o modesti ma protratti nel tempo (periodi di studio o lavoro intensi, malattie croniche, difficoltà economiche, ecc.), può favorire l’insorgenza di depressione maggiore o scatenare un episodio depressivo acuto dopo un periodo di benessere.

Sintomi

I principali sintomi che devono indurre a sospettare la presenza di depressione maggiore comprendono:

  • umore depresso persistente, non legato a ragioni specifiche;
  • mancanza di interesse nelle attività abituali e incapacità di trarre piacere da situazioni stimolanti e gradevoli;
  • variazioni significative dell’appetito e/o perdita o aumento di peso, non giustificati da diete intraprese volontariamente o da altre malattie;
  • insorgenza di insonnia o sonno disturbato da risvegli ripetuti oppure aumento del bisogno di dormire, con sonnolenza anche durante il giorno;
  • nervosismo, agitazione motoria e ansia o, al contrario, rallentamento dei movimenti e dei riflessi;
  • mancanza di energia e facilità all’affaticamento anche dopo sforzi modesti;
  • diminuzione dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità, senso di colpa persistente e immotivato, irritabilità o frustrazione;
  • diminuzione della capacità di concentrazione e dell’efficienza intellettiva, difficoltà a prendere decisioni, a organizzare le giornate e a fare progetti;
  • pianto improvviso e immotivato, anche più volte al giorno;
  • calo del desiderio sessuale e disfunzioni sessuali nell’uomo;
  • pensiero di morte ricorrente, ideazione suicidaria o tentativi di suicidio;
  • insorgenza di disturbi fisici privi di cause organiche diagnosticabili (dolore muscoloscheletrico, mal di testa, crampi addominali, disturbi digestivi, vertigini, ecc.).

Nei bambini la depressione è poco frequente, in genere associata ad altri disturbi neurologici e si manifesta principalmente con sintomi quali tristezza, irritabilità, dispiacere, cambiamenti del comportamento, dolore e disturbi di vario tipo (mal pancia, mal di testa, ecc.), rifiuto di andare a scuola o di interagire con i coetanei e perdita di peso.  

Diagnosi

In base ai criteri previsti dal “Manuale diagnostico statistico delle malattie mentali – DMS 5”, per poter emettere una diagnosi di disturbo depressivo maggiore i sintomi caratteristici, variabilmente combinati tra loro per tipologia e intensità, devono essere presenti per almeno due settimane e creare, nel loro complesso, un serio disagio psicologico e sociale, tale da impedire alla persona interessata di svolgere le attività abituali, lavorare (Fonte: La Legge per Tutti) e mantenere relazioni interpersonali soddisfacenti.

Emettere una diagnosi di disturbo depressivo maggiore è più difficile negli adolescenti e negli anziani poiché molti dei sintomi caratteristici della malattia (specie se di modesta intensità) possono essere scambiati per tratti comportamentali caratteristici dell’età e, quindi, venire sottovalutati.

Tra gli stili di vita

La maggioranza delle persone affette da depressione trae beneficio dalla terapia con farmaci antidepressivi (se necessario abbinati altri principi attivi, in funzione dei sintomi presenti) e da diversi tipi di interventi psicoterapici, usati singolarmente o combinati tra loro.

Le principali classi di farmaci antidepressivi in uso comprendono gli inibitori del recupero della serotonina (SSRI) e della noradrenalina (SNRI) e gli inibitori del recupero della noradrenalina e della dopamina (NDRI).
Altri farmaci antidepressivi più datati e oggi meno usati sono gli antagonisti/inibitori del riassorbimento della serotonina (SARI), gli antidepressivi triciclici (TCA) e gli inibitori delle monoamino ossidasi (I-MAO): questi principi attivi sono utili in alcuni pazienti, ma rappresentano farmaci di seconda scelta a causa degli effetti collaterali e delle controindicazioni che li caratterizzano.

Nella minoranza di pazienti che non risponde adeguatamente ai trattamenti farmacologici e alla psicoterapia possono essere presi in considerazione altri approcci come la terapia con la luce a elevata intensità (“light therapy”), la terapia di deprivazione del sonno e la stimolazione magnetica transcranica.
Nelle forme più severe, invalidanti e resistenti a tutti gli interventi citati, può essere proposta la terapia elettroconvulsivante.

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