Artrosi della spalla

Nella spalla, le diverse articolazioni, e in particolare quella scapolo-omerale (o gleno-omerale) che è situata tra i capi articolari della scapola e dell’omero, sono normalmente rivestite di cartilagine, che permette di evitare l’attrito che altrimenti si creerebbe durante i movimenti.

Nell’artrosi di spalla, la cartilagine si usura provocando dolore e rigidità; questo avviene nei soggetti predisposti e generalmente in età avanzata.

La patologia ha carattere progressivo, fino a determinare, per chi ne soffre, una severa limitazione alle attività quotidiane.
L’assottigliamento della cartilagine, con il passare del tempo, va a intaccare anche la testa dell’omero e della cavità glenoidea, sviluppando callosità, escrescenze e fori.
Nelle fasi più avanzate, anche la membrana sinoviale, che riveste l’articolazione, può essere compromessa e infiammarsi, aumentando la produzione di liquido sinoviale con conseguente tumefazione.

Contrariamente a quella che colpisce anca e ginocchio, l’artrosi della spalla è piuttosto rara.

Sintomi

Il sintomo più comune dell’artrosi di spalla è il dolore, che peggiora con il movimento.

Diversi tipi di dolore possono associarsi a questa patologia. Il dolore che si produce nell’articolazione gleno-omerale è avvertito nella parte posteriore della spalla e in profondità nell’articolazione; può intensificarsi anche con i cambiamenti del tempo. L’articolazione acromion-claveare è la seconda per importanza tra quelle che fanno parte della spalla: quando è colpita da artrosi, il dolore è avvertito nella parte superiore della spalla; a volte può irradiarsi fino al lato del collo.

La limitazione è un altro importante sintomo dell’artrosi di spalla; i pazienti che ne soffrono possono trovare difficoltà nel sollevare il braccio, pettinarsi o raggiungere uno scaffale. Nel muoversi possono prodursi dei caratteristici rumori articolari.

Cause

Le cause dell’artrosi non sono ancora conosciute. Esiste certamente una componente genetica ereditaria, in quanto si tratta di una condizione che presenta una forte familiarità, tuttavia non si sono ancora identificati i geni che possono essere convolti nel suo sviluppo.

È però chiaro che l’artrosi peggiora con l’età ed è quindi collegata con l’usura delle articolazioni; si sviluppa lentamente con il passare degli anni e sembra interessare maggiormente persone che utilizzano molto la spalla nel corso della vita. Oltre alla componente degenerativa ne esiste una infiammatoria, che colpisce specialmente sportivi, sollevatori di pesi, lavoratori edili… insomma anche in questo caso persone che sottopongono a forti sollecitazioni le articolazioni della spalla.

L’artrosi può in certi casi essere conseguenza di un trauma, come esito di una lussazione o di una sublussazione.

Diagnosi

Il primo step della diagnosi dell’artrosi di spalla è l’analisi della storia clinica del paziente, comprendente la raccolta di informazioni sull’eventuale familiarità. Il secondo è l’analisi dei sintomi e dei segni. Segue poi un esame fisico del paziente, comprendente una serie di manovre con cui l’ortopedico rileva lo stato dell’articolazione. La diagnosi viene successivamente confermata attraverso esami strumentali: radiografia della spalla in posizione standard, tomografia assiale computerizzata, risonanza magnetica nucleare.

Trattamento

Nelle fasi iniziali dell’artrosi, la terapia è generalmente conservativa, con esercizi riabilitativi e il ricorso a farmaci. Questi comprendono gli antinfiammatori, generalmente gli inibitori selettivi della cicloossigenasi 2 (COX-2), gli steroidi, in qualche caso cortisonici, e l’acido ialuronico, che viene infiltrato direttamente dell’articolazione ed è in grado di ridurre il dolore e l’infiammazione e migliorare la meccanica dell’articolazione.

L’approccio successivo a quello riabilitativo e farmacologico può essere costituito dal trattamento artroscopico, che ha l’obiettivo di “ripulire l’articolazione” rimuovendo i tessuti infiammati e frammenti di cartilagine e di ridurre il dolore per un certo periodo di tempo.

Negli stadi avanzati, l’approccio è chirurgico, con la sostituzione di spalla con una protesi, che può essere totale, endoprotesi, inversa o di rivestimento. Dopo l’intervento il paziente deve generalmente indossare un tutore, che può essere rimosso ogni giorno per eseguire opportuni esercizi di mobilizzazione passiva. Dopo la rimozione definitiva del tutore, il paziente si sottopone a un trattamento fisioterapico di qualche mese, per recuperare la funzionalità. I risultati clinici della sostituzione protesica di spalla sono migliorati molto negli ultimi anni, anche se si tratta di un intervento eseguito con minore frequenza rispetto alla sostituzione di ginocchio e anca.

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