Epatite C

L’epatite C è un’infiammazione del fegato, determinata dall’infezione da parte dell’Hepatitis C virus (HCV), di cui esistono 6 varianti, caratterizzate da diversi genotipi, da differente distribuzione epidemiologica e sensibilità ai farmaci antivirali disponibili.

In occasione dell’infezione iniziale, l’epatite C è spesso asintomatica e ciò fa sì che la fase acuta sia in molti casi vissuta in modo inconsapevole. La diagnosi può essere emessa successivamente, in occasione di controlli diretti ad altri scopi, oppure in seguito alla comparsa di sintomi di cronicizzazione, cui va incontro circa l’80% dei pazienti.

Circa il 20-30% delle persone con epatite C cronica andrà incontro a cirrosi epatica nell’arco di 10-20 anni e sarà esposta a un aumentato rischio di sviluppare tumore del fegato.

Cause

L’epatite C si contrae per trasmissione del virus responsabile, l’HCV, per via parenterale, ossia attraverso il sangue o, più raramente, attraverso rapporti sessuali non protetti.
Le cause più frequenti di infezione sono riferite a punture e tagli (volontari o accidentali, in ambito domestico/comunitario o sanitario) con strumenti e dispositivi infetti di vario tipo.
Esiste un rischio basso, ma non trascurabile di trasmissione dell’epatite C dalla madre infetta al neonato durante il parto (< 5% dei casi).

Le persone maggiormente a rischio di contrarre l’epatite C sono i tossicodipendenti, gli operatori sanitari a contatto con persone infette o che manipolano campioni biologici contenenti l’HCV in laboratorio, i familiari conviventi e i partner sessuali di persone infette e chi si sottopone a procedure che prevedono l’uso di aghi, lamette, forbicine, pinzette ecc. non sterilizzati, come tatuaggi, applicazione di piercing, manicure, pedicure.

Il rischio di contagio per trasfusione, presente in passato, negli ultimi decenni è stato sostanzialmente azzerato grazie alla disponibilità di test affidabili per verificare la qualità e la sicurezza del sangue prelevato dai donatori e ai trattamenti ai quali il sangue donato è sottoposto prima di essere trasfuso nei pazienti che ne hanno bisogno.

Sintomi

L’epatite C in fase acuta in molti casi non determina alcun sintomo o disturbo significativo, né a livello gastroenterico né di carattere generale. I casi di epatite fulminante da HCV sono estremamente rari.

Nella minoranza di casi sintomatici, le manifestazioni dell’epatite C acuta comprendono diminuzione dell’appetito, nausea, vomito, febbre, dolori addominali e ittero e iniziano a comparire dopo un periodo di incubazione variabile da 2 settimane a 6 mesi (nella maggioranza dei casi, compreso tra 6 e 9 settimane).

Il periodo di incubazione prolungato e la frequente assenza di manifestazioni cliniche facilita la trasmissione inconsapevole dell’HCV ad altre persone.
Anche dopo la cronicizzazione, l’epatite C resta in molti casi asintomatica a lungo.
Quando sono presenti, le manifestazioni comprendono malessere, inappetenza e affaticamento. I primi segni di cronicizzazione sono, spesso, rappresentati da ingrossamento della milza, comparsa di macchie cutanee caratteristiche (spider nevi, eritema palmare) o da complicanze della cirrosi (ipertensione portale, ascite, encefalopatia ecc.). 

L’epatite C in fase acuta in molti casi non determina alcun sintomo o disturbo significativo, né a livello gastroenterico né di carattere generale. I casi di epatite fulminante da HCV sono estremamente rari.

Nella minoranza di casi sintomatici, le manifestazioni dell’epatite C acuta comprendono diminuzione dell’appetito, nausea, vomito, febbre, dolori addominali e ittero e iniziano a comparire dopo un periodo di incubazione variabile da 2 settimane a 6 mesi (nella maggioranza dei casi, compreso tra 6 e 9 settimane).

Il periodo di incubazione prolungato e la frequente assenza di manifestazioni cliniche facilita la trasmissione inconsapevole dell’HCV ad altre persone.

Anche dopo la cronicizzazione, l’epatite C resta in molti casi asintomatica a lungo. Quando sono presenti, le manifestazioni comprendono malessere, inappetenza e affaticamento. I primi segni di cronicizzazione sono, spesso, rappresentati da ingrossamento della milza, comparsa di macchie cutanee caratteristiche (spider nevi, eritema palmare) o da complicanze della cirrosi (ipertensione portale, ascite, encefalopatia ecc.).

Diagnosi

La diagnosi di epatite viene emessa sulla base del riscontro dei segni e sintomi clinici durante la visita medica e dell’alterazione degli indici di funzionalità epatica dopo prelievo di sangue. I parametri maggiormente indicativi di epatite sono il marcato aumento delle transaminasi (AST e ALT), in modo sproporzionato rispetto ai livelli di fosfatasi alcalina, e la presenza di iperbilirubinemia.

L’analisi della storia clinica, delle abitudini di vita e delle attività recenti del paziente (in particolare, viaggi in aree a rischio e comportamenti a rischio) può indirizzare la ricerca della causa di epatite verso una forma di origine virale, che sarà poi confermata o esclusa da test sierologici specifici focalizzati sulla ricerca di antigeni e anticorpi diretti contro i diversi virus (in particolare A, B e C).

Il test anti-HCV permette di capire se la persona è entrata in contatto con il virus in qualche momento della vita ed è affidabile se eseguito dopo almeno 6 mesi dall’infezione, mentre tra 1 e 6 mesi può dare un esito falsamente negativo poiché gli anticorpi contro l’HCV possono non essere ancora stati prodotti in quantità sufficiente per essere rilevati.

Se il test anti-HCV è positivo, va effettuato il dosaggio dell’HCV-RNA per distinguere un’infezione da epatite C acuta da una pregressa: se è in corso un’infezione acuta da HCV, il test per l’HCV-RNA risulterà positivo, viceversa la persona presenterà soltanto anticorpi anti-HCV prodotti in occasione di una precedente infezione, che potrà essere ormai completamente guarita o in fase di cronicizzazione.

I pazienti con epatite C accertata devono eseguire anche i test per l’infezione da HIV e per l’epatite B perché la trasmissione di queste infezioni è simile e la loro copresenza nello stesso paziente influenza fortemente il decorso e la prognosi, nonché le scelte terapeutiche.

Per capire meglio il livello e il tipo di danno epatico presente e indagare altre possibili cause di sofferenza epatica può essere richiesta l’esecuzione di un’ecografia dell’addome e/o di una biopsia epatica, quest’ultima necessaria soprattutto per le forme croniche. Altre indagini utili, meno invasive, per valutare la fibrosi epatica comprendono l’elastografia a ultrasuoni, la risonanza magnetica elastografica e la ricerca di marcatori sierici di fibrosi.

I pazienti con epatite C cronica o con cirrosi devono essere sottoposti a controlli regolari, definiti dall’epatologo/infettivologo su base personalizzata in funzione del quadro clinico generale ed epatico e del rischio di sviluppare tumore del fegato.

Tra gli stili di vita

La maggioranza delle epatiti virali acute, compresa l’epatite C, evolve e si risolve spontaneamente con tempistiche e decorso differente in funzione della risposta del paziente all’infezione.

Per favorire la guarigione sono generalmente ritenuti utili il riposo e una dieta leggera, anche se non esistono studi scientifici che stabiliscano l’effettivo beneficio derivante da queste indicazioni. Indispensabile, invece, evitare l’assunzione di alcolici, farmaci con metabolismo epatico e altre sostanze che possono affaticare il fegato.

In presenza di forte vomito o diarrea è importate assicurare una sufficiente idratazione e un adeguato apporto di sali minerali.

In caso di epatite C cronica, ci si può avvalere del trattamento con uno o più farmaci antivirali specifici (da scegliere in funzione del genotipo dell’HCV infettante) o interferone-a peghilato, a volte associati a ribavirina, con esiti variabili a seconda della risposta individuale dei pazienti ai diversi farmaci e dell’eventuale coinfezione con HIV o HBV. Grazie ai nuovi farmaci antivirali è oggi possibile eliminare completamente il virus C dall’organismo e guarire la malattia, pur senza far regredire gli eventuali danni epatici già presenti.

Altri trattamenti di supporto variano in funzione della specifica forma di epatite cronica, dello stato clinico generale del paziente e della presenza o meno di complicanze (cirrosi epatica, ascite, ipertensione portale, encefalopatia ecc.).

Il programma terapeutico dell’epatite C cronica deve essere definito su base personalizzata e periodicamente rivalutato da parte di un epatologo esperto. Per essere efficaci i farmaci antivirali devono essere assunti con regolarità, seguendo fedelmente le indicazioni del medico.

Contro l’epatite C, attualmente, non esistono vaccini.

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